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Tor Maggiore a Santa Palomba: NO Biogas Pomezia, SI alla Tutela!!

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NO alla Biogas Si alla Tutela

TOR MAGGIORE  DI  ‪#‎SantaPalomba:  ‪#‎NoBiogasPomezia!

Per la Regione Lazio, il miglior posto per un impianto ‪#‎Biogas.

 

LA STORIA DELLA TORRE

ll complesso di Tor Maggiore, situato in località Santa Palomba, è un monumento unico costituito da un’architettura difensiva medievale espressione del mirabile e, contemporaneamente, poco noto fenomeno dell’incastellamento verificatosi nella campagna romana durante il medioevo.

Si tratta di un castrum dell’agro romano, sorto sui resti di un complesso romano nei pressi delle antiche vie Ardeatina e Satricana. Nel VIII sec. d.C. i papi promossero sull’intero territorio pontificio la realizzazione di un sistema di centri di produzione agricola, passati alla storia col nome di domuscultae, per sopperire alla fine dell’importazione del grano orientale dopo la conquista musulmana. Sul sito dove poi sarebbe sorta Tor Maggiore venne installata la domusculta dedicata a S. Edistius, culto locale di un soldato martirizzato ai tempi delle persecuzioni neroniane. Il complesso venne ricostruito nel XII secolo, ai tempi delle lotte baronali nella campagna romana, quando la grande famiglia dei Savelli, di cui fecero parte i papi Onorio III ed Onorio IV, dominava l’intera zona dei Castelli Romani, la città di Albano e la zona costiera sottostante: in quella occasione, venne anche edificata Tor Maggiore cosi come la possiamo ammirare oggi.

Il complesso presidiava con la sua mole e la sua imponenza le verdi e produttive colline ondulate della campagna romana proprio sotto il Castel Savello, quartier generale della nobile famiglia romana nei pressi di Pavona ed oggi purtroppo in stato di abbandoono. Il sito è costituito da una cinta muraria merlata, da un edificio religioso e da una torre, che con i suoi 34 metri di altezza, è considerata dalle fonti fra le più alte ma soprattutto la più bella ed importante di tutta la Campagna Romana. Cento anni or sono, precisamente il 21 maggio 1914, lo Stato Italiano emise a difesa del monumento un vincolo monumentale apposto ai sensi della primissima legge di tutela dei beni culturali in Italia, la Legge Rosadi del 1909.

Nonostante la rocambolesca e fortunosa conservazione del monumento, scampato al passaggio delle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale e la conferma e successiva reiterazione del vincolo monumentale (nel 1917, nel 1920, nel 1940 e infine nel 1995), in tutti questi anni nulla di concreto è stato fatto per arrestare il secolare degrado delle murature e garantirne così la salvaguardia. Il monumento versa oggi in gravi condizioni di conservazione. La colossale frattura delle murature sul lato sud rendono questo monumento inconfondibile e poetico, vera e propria gloria dei mirabili artigiani che lo edificarono più di 800 anni fa, gigante silenzioso, testimone ferito della storia plurisecolare della Campagna Romana.

Ad oggi, il processo di fessurazione e cedimento delle murature è in costante aumento ed è necessario avviare una vera e propria lotta contro il tempo per scongiurare il crollo e la perdita di questo monumento, percepito già cento anni fa come un opera assolutamente unica ed irripetibile. L’Università La Sapienza di Roma ha redatto uno studio di fattibilità per il restauro e la musealizzazione del monumento. Nel novembre 2014 Associazione Latium Vetus, il Comune di Pomezia e l’Università di Roma La Sapienza hanno firmato un protocollo d’intesa per acquisire il monumento, salvarlo e renderlo fruibile grazie a un progetto di restauro.

IL PROGETTO DELLA CENTRALE A BIOGAS

Il progetto della COGEA S.r.l. ultimo di una interminabile sfilza di altri progetti simili “a biogas” nella zona dei Castelli Romani prevede la realizzazione di un impianto gigantesco nel lotto limitrofo a quello in cui è situata Tor Maggiore, dimensionato per lavorare in stadio anaerobico ed aerobico qualcosa come 60.000 tonnellate all’anno di rifiuti urbani organici per la produzione di compost di “qualità” (ossia terriccio) e di biogas che bruciato produrrà energia elettrica, per un totale di ben 1300 Kilowattora. Va detto inoltre che quello proposto a Pomezia fa parte di una numerosa serie di impianti “a biogas” attualmente in fase di progetto e di autorizzazione nella Regione Lazio.  Dati alla mano l’impianto ha una capacità di smaltimento molto maggiore del quantitativo di rifiuti organici prodotti in tutta Pomezia, Ardea e i Castelli Romani. Se poi uniamo queste cifre a tutti gli impianti che sono in corso di progettazione e di autorizzazione nel Lazio allora otteniamo che la nostra Regione, da sola, arriverà a smaltire i rifiuti organici di numerose regioni italiane messe insieme.

LA CENTRALE: RISORSA OPPURE BUSINESS?

Va detto che la centrale per funzionare a regime dovrà ingurgitare ogni settimana centinaia e centinaia di camion di spazzatura, questi per giungere in località Tor Maggiore dovranno percorrere le strade del quartiere Roma 2 e la via Ardeatina, oggi già congestionate e assolutamente insufficienti a ricevere tutta quella mole di traffico. E’ stato inoltre ormai acclarato dalla comunità scientifica che questi impianti, seppure non prevedono alcuna fase di termovalorizzazione dei rifiuti (prevista invece nel vicino termovalorizzatore di Roncigliano) hanno una pesante ricaduta sulla salute dei cittadini che vivono anche ad un raggio considerevole intorno a questi impianti; per non parlare poi del fatto che a solo 150 mt dall’impianto di incenerimento del biogas (e dalla relativa torcia di sicurezza) e situato il deposito di idrocarburi dell’ENI per il quale, in caso di catastrofici scenari potrebbe essere ipotizzabile un terribile “effetto domino”. Nella migliore delle ipotesi comunque, il cattivo odore prodotto dalla centrale, il traffico dei camion di spazzatura, la dequalificazione complessiva dell’area comprometteranno per sempre la turisticità del complesso medievale di Tor Maggiore e condanneranno il monumento all’abbandono definitivo, al crollo, già oggi imminente, e alla definitiva perdita dei valori culturali.

E’ quindi immediato rispondere alla domanda a titolo del paragrafo. Quali sono i vantaggi per la collettività in una scelta cosi rischiosa e cosi infelice per questo progetto? Semplicemente nessuno! I vantaggi sono ancora una volta tutti per il privato che ha proposto la realizzazione di questa centrale. Al pubblico resteranno i problemi di viabilità, i rischi per la salute, la possibilità di un eventuale “effetto domino” in caso di malfunzionamento dell’impianto e la perdita irreversibile dei valori identitari del complesso monumentale vincolato di Tor Maggiore.

LA REPUBBLICA CHE NON TUTELA LA SALUTE E IL PATRIMONIO STORICO

A nulla sono valse le proteste cittadine che vanno avanti dal 2012, le puntuali osservazioni presentate delle Associazioni, fra le quali Latium Vetus, il Coordinamento No Discariche No Inceneritori – Pomezia IX Municipio ed il CdQ Roma 2, a nulla è valso il voto unanime contro la centrale a Biomassa espresso dal Consiglio Comunale di Pomezia nell’ottobre 2014 e nemmeno le tre riunioni della conferenza dei servizi e per finire l’audizione del Sindaco di Pomezia presso la Commissione Ambiente del Consiglio Regionale del Lazio: in data 07 Agosto la Regione Lazio, dopo aver ricevuto svariati pareri positivi al progetto, fra i quali quelli (scandalosi) della Soprintendenza ai Beni architettonici e del Paesaggio delle province di Roma, Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina, del Ministero dei Beni e delle Attivita Culturali e del Turismo, si è pronunciata positivamente nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativamente al posizionamento dell’impianto rimandando la definitiva pronuncia positiva dopo una serie di verifiche.

Ancora una volta sta prevalendo il disegno dei privati e il balletto delle responsabilità che vuole ancora per la Campagna Romana, un futuro di smaltimento dei rifiuti o di speculazioni industriali; una terra, da sempre abbandonata a se stessa, nella quale i cittadini oggi chiedono solamente di poter vivere ad un livello della qualità di vita più civile, senza più gli onnipresenti problemi di inquinamento, degrado, abbandono e speculazione.

GIÙ LE MANI DAL NOSTRO PATRIMONIO CULTURALE E DALLA SALUTE DEI CITTADINI DI POMEZIA!

Associazione Latium Vetus

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