Sottoscrivi: Articoli | Commenti

Incendio al TMB Salario, il fallimento della politica italiana

commenti

incendio-tmb-nuovo-salario

La discarica di Malagrotta è chiusa dal 2013. Sono state le normative dell’Unione Europea e le procedure di infrazione aperte a danno dell’Italia ad obbligare la politica italiana ad interrompere le deroghe al “sistema Malagrotta” andato avanti indisturbato per quasi sei anni dal 2007. La chiusura della discarica di Malagrotta ha rappresentato la fine di una gestione senza regole dello smaltimento dei rifiuti con lo sversamento del cosiddetto “tal quale” e quindi la fine di un sistema malato che era andato avanti per decenni e che aveva comportato il grave inquinamento di un vasto ambito territoriale romano con serie conseguenze per la salute dei cittadini. L’Unione Europea aveva preteso dunque, una cosa giusta, legittimata anche dal nostro impianto legislativo, il rispetto del territorio e della salute dei cittadini. Si trattava di una occasione, di una sfida. Quello a cui abbiamo assistito in questi anni è stato il TOTALE FALLIMENTO DELLA POLITICA ITALIANA a tutti i livelli a quella sfida.

Un FALLIMENTO che ha il suo epilogo nei fatti di questa notte, con l’incendio del TMB (Impianto di trattamento meccanico biologico) Salario, che segue altri incendi, come quello di un anno e mezzo fa alla ECO X di Pomezia oppure al TMB di Albano Laziale, ed altri scandali intorno al sistema di gestione dei rifiuti dell’area romana. Cio che è avvenuto stanotte rappresenta una dichiarazione di guerra a quei cittadini onesti, che credono nelle istituzioni, spesso coloro i quali sono relegati ai margini della società e costretti a vivere accanto a mostri che devono ingurgitare, peraltro in alcuni casi, come in questo, tramite mezzi vecchi ed obsoleti, i rifiuti prodotti da una intera metropoli, e spesso anche dell’intera nazione. Pochi impianti che devono trattare o smaltire un quantitativo enorme di rifiuti, preda degli interessi e degli appetiti più svariati.

Un FALLIMENTO che nasce dalle evidenti politiche sbagliate di questi anni, come l’aver delegato ai privati le proposte ed i progetti circa la realizzazione dei nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti nell’area metropolitana romana e più in generale nell’intera Regione Lazio.

Un FALLIMENTO che si lega indissolubilmente al mancato governo degli impianti esistenti, all’assenza di adeguati controlli e all’evanescenza dell’amministrazione pubblica, che di fatto ha spesso giocato più il ruolo di passacarte che di organo a tutela dei cittadini e che di fatto ha trasformato il settore dei rifiuti in un Bronx, un sistema oscuro dominato da pochi personaggi ed affogato fra permessi facili, deroghe e mancati controlli.

Un FALLIMENTO che si accompagna ad una chiara, evidente ed imprescindibile constatazione: la Costituzione Italiana non vale per coloro i quali vivono nei pressi degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, sia essi differenziati o meno, costoro di fatto non hanno pari dignità rispetto agli altri cittadini italiani, poiché sono costretti a combattere tutti i giorni contro inquinamento, incendi, sversamenti, degrado, emissioni maleodoranti, traffico di compattatori, abbandono.

Un FALLIMENTO che ha ormai un unico antidoto, un’unica soluzione chiara ed evidente: la RESISTENZA CIVILE. Alle fatue proposte dei privati e alle vane promesse delle amministrazioni pubbliche circa la risoluzione del problema del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti nella Capitale e nel suo hinterland deve necessariamente seguire la nascita di comitati ed associazioni di cittadini che in ogni luogo, in ogni sede, in ogni tribunale, in ogni tavolo devono contrastare la nascita di questi impianti, presentati sempre come la panacea di tutti i mali legati al problema del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti ed invece vere e proprie truffe a danno della nostra salute e dell’ambiente in cui viviamo. Il messaggio che si deve alzare dai cittadini è quindi quello dell’irrinunciabilità del valore della Costituzione Italiana in ogni luogo della nostra Regione e del nostro Paese. Non solo “Nimby”, quindi, ma un “Not everywhere” a quegli impianti che da soli devo ingurgitare quantitativi enormi di rifiuti, a quegli impianti che mascherano come servizio pubblico, ciò che invece è attività speculativa privata, nelle mani di pochi e a totale rischio della salute di molti.

Solo la RESISTENZA CIVILE, solo la nascita di comitati ed associazioni potrà salvaguardare l’ambiente in cui tutti noi viviamo e la nostra salute. Con la amara consapevolezza legata al fatto che quei cittadini che invece continueranno ad accettare di convivere passivamente con i problemi, di fidarsi del politico di turno o del privato risolutore dei problemi, o peggio di continuare a credere che il problema si limiti al cassonetto pieno sotto casa, sono proprio coloro i quali saranno destinati a soccombere.

Associazione Latium Vetus auspica l’adozione di un modello diverso di gestione del ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio. Un modello che nasca anzitutto da un efficace governo della materia del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti ad opera della pubblica amministrazione. Una forma di governo condivisa autenticamente con i comitati, le associazioni ed i cittadini che rinunci a quei grandi impianti nelle mani di pochi dove conferire non solo quantitativi enormi di rifiuti, ma dove scaricare i problemi di molti, che finiscono invece immancabilmente per amplificarsi.

Associazione Latium Vetus 

Vota il post!
Se questo post soddisfa i tuoi interessi, puoi considerare di lasciare un commento o di effettuare la sottoscrizione agli RSS feed per essere informato di tutti gli articoli futuri..