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Sequestrata la discarica di Roncigliano al confine fra Albano, Ardea e Pomezia

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L’immobilismo della politica e il rischio che il sito presto riapra.

Lo scorso venerdì 11 marzo, la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro preventivo la discarica di Roncigliano (Albano Laziale), sita al confine con i comuni di Ardea, Roma e Pomezia, su disposizione della Procura della Repubblica di Velletri.

Il motivo del sequestro? La contestata assenza di quelle garanzie finanziarie, poste a presidio della salvaguardia ambientale nella cosiddetta “gestione post mortem”, ovvero di tutto il periodo successivo alla fase operativa dell’impianto.

È scandaloso anche solo pensarlo ma, qualora confermate, queste gravi accuse proverebbero che in questi sette mesi di operatività, la gestione dell’impianto sarebbe stata portata avanti in modo del tutto illegittimo.

In realtà, c’è molto di più. Lo scorso 2 agosto 2021, il VII invaso della discarica di Roncigliano è stato riattivato, a seguito di una ordinanza emessa dalla Sindaca Virginia Raggi, poi confermata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dopo oltre 5 anni, in assenza delle analisi preventive. A nulla è bastata l’interdittiva antimafia a carico della società proprietaria del sito, confermata da due gradi di giudizio e certificata anche dal parere dell’Avvocatura regionale dello scorso 10 febbraio. 

Non solo. Come denunciato a più riprese da associazioni e cittadini, nel corso di questi sette mesi di attività (dallo scorso agosto, ininterrottamente, fino a gennaio 2022) le analisi dell’ARPA Lazio hanno certificato gravissimi sforamenti dei livelli di inquinanti in numerosi pozzi del sito di smaltimento.

Ebbene, nemmeno questo inquietante aspetto è stato sufficiente a far attivare le istituzioni locali e regionali: al contrario, lo scorso gennaio è arrivata la proroga all’esercizio dell’impianto.

Alla fine, è la Procura della Repubblica a doversi attivare. Tornano ancora alla mente i blocchi stradali su via Ardeatina, portati eroicamente avanti per tutta l’estate scorsa, ad opera di cittadini, mamme e bambini nel tentativo disperato di difendere la loro salute e quella di tutti gli abitanti dell’intera fascia territoriale a cavallo fra i Castelli Romani e la Costa tirrenica.

La politica ha perso – più di quanto già non fosse evidente – l’importante occasione di essere concretamente al fianco dei cittadini. Da Virginia Raggi del Movimento 5 stelle, a Nicola Zingaretti, al Sindaco di Albano Laziale, Massimiliano Borelli, eletto tra le fila del Partito Democratico, il quale si è reso protagonista di (inconcludenti?) sopralluoghi all’interno del sito di smaltimento e di un ricorso subito bocciato dal TAR Lazio.

I veri eroi di questa vicenda sono stati gli abitanti dei quartieri di Villaggio Ardeatino, Montagnano, Ardea, Santa Palomba, Roma 2, Pomezia e Albano, i quali, unitamente al Comitato ‘Uniti per la Salvaguardia del territorio’, al Presidio Permanente, al gruppo NOINC, all’Associazione Salute e Ambiente – Albano Cancelliera, continuano incessantemente da mesi a lottare per difendere la nostra salute e l’ambiente in cui tutti viviamo, dagli sversamenti in un sito già altamente compromesso ed anzi da bonificare.

Associazione Latium Vetus APS è orgogliosa di essere al loro fianco.

Sul campo resta l’onore delle associazioni e dei cittadini che si sono battuti strenuamente nel tentativo di contrastare l’arrivo di decine e decine di maleodoranti camion, carichi di quelle sostanze sversate per mesi nel sito ubicato tra Albano Laziale, Ardea e Pomezia… e la preoccupazione che questo possa presto ricominciare.

Associazione Latium Vetus APS

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